Studio Alban Dingo

La Legge di Bilancio 2026 rafforza in modo significativo il regime fiscale dei premi di risultato, rendendo la retribuzione variabile uno degli strumenti più efficaci per incrementare il netto in busta paga, senza determinare un aumento del costo per l’azienda.

Dal 1° gennaio 2026, l’aliquota dell’imposta sostitutiva applicabile ai premi di produttività viene ridotta dal 5% all’1% e il limite massimo agevolabile è innalzato a 5.000 euro annui.


Ambito di applicazione

La tassazione agevolata all’1% si applica ai premi di risultato erogati dal 2026, secondo il principio di cassa, in sostituzione dell’IRPEF ordinaria e delle addizionali regionali e comunali.

Il beneficio riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa vigente.


Condizioni per l’accesso al beneficio

Il premio di risultato può beneficiare della tassazione agevolata solo se:

  • previsto da accordi aziendali o territoriali validamente sottoscritti;

  • collegato a obiettivi misurabili e verificabili (produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione);

  • l’accordo è depositato nei termini previsti;

  • è sufficiente il raggiungimento di almeno uno degli obiettivi concordati.

In assenza dei requisiti, il premio è soggetto a tassazione ordinaria.


Riferimenti normativi essenziali
  • Legge 28 dicembre 2015, n. 208 – premi di risultato

  • D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, art. 51

  • DM 25 marzo 2016

  • Agenzia delle Entrate – Circolare n. 5/E/2018

  • Legge di Bilancio 2026


Esempio pratico – Confronto prima e dopo

Premio di risultato lordo: 3.000 euro

Il premio resta integralmente soggetto a contribuzione previdenziale.
La differenza riguarda esclusivamente la tassazione fiscale.

Fino al 2025 – Aliquota 5%
  • Premio lordo: 3.000 €

  • Contributi a carico del lavoratore (circa 9,19%): 276 €

  • Base imponibile fiscale: 2.724 €

  • Imposta sostitutiva (5%): 136 €

  • Netto in busta paga: circa 2.588 €

Dal 2026 – Aliquota 1%
  • Premio lordo: 3.000 €

  • Contributi a carico del lavoratore (circa 9,19%): 276 €

  • Base imponibile fiscale: 2.724 €

  • Imposta sostitutiva (1%): 27 €

  • Netto in busta paga: circa 2.697 €

Differenza reale per il lavoratore:
➡️ +109 euro netti, a parità di premio.

📌 Costo aziendale invariato: la riduzione dell’aliquota non produce benefici per il datore di lavoro, poiché il premio continua a essere soggetto alla contribuzione previdenziale ordinaria.


Considerazioni finali

La riduzione dell’aliquota all’1% rende il premio di risultato uno strumento fiscalmente molto più conveniente rispetto al passato e, in molti casi, più efficiente del salario fisso.

Tuttavia, il beneficio:

  • non è automatico;

  • richiede una corretta strutturazione degli accordi;

  • deve poggiare su obiettivi chiari, misurabili e verificabili.

👉 La retribuzione variabile oggi non è solo una leva fiscale, ma una scelta strategica di politica retributiva e di gestione del personale.

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